27 Gennaio 2007
Vittoria Franco è la nuova coordinatrice delle democratiche di sinistra
All'interno la dichiarazione di intenti


Vittoria Franco, senatrice del gruppo dell'Ulivo e presidente della commissione Cultura del Senato, è la nuova coordinatrice donne Ds. E' stata eletta nella Conferenza nazionale delle democratiche di sinistra in corso al Palanord di Bologna e succede a Barbara Pollastrini, ora ministro delle pari opportunità.

E' stata eletta per la prima volta al Senato nel collegio di Firenze Mugello nel 2001. Nata il 20 luglio 1949 a Roseto Capo Spulico, in provincia di Cosenza, si è laureata in filosofia all'Università di Roma e si è poi specializzata alla Scuola normale superiore di Pisa. E' sposata con il matematico Paolo De Bartolomeis dal 1978. Docente di filosofia alla Scuola Normale Superiore di Pisa, fino all'elezione in Parlamento ha insegnato Storia delle dottrine politiche.

Al momento della candidatura in Parlamento era presidente dell'Istituto Gramsci toscano, che ha presieduto per 7 anni. Dopo l'ultimo congresso della Quercia, è stata chiamata da Piero Fassino a far parte della segreteria dei Democratici di Sinistra in qualità di responsabile nazionale per la Cultura, incarico che ha ricoperto fino all'inizio di questa legislatura. In quella veste ha coordinato il gruppo di lavoro per il programma dell'Unione sui temi della cultura, dello spettacolo, dello sport e della qualità della vita. Come parlamentare si è occupata dei temi eticamente sensibili, dei diritti delle donne, oltre che di scuola, università, ricerca, cultura e spettacolo. Ha presentato disegni di legge sulle unioni di fatto, sul cognome della madre, sulla fecondazione assistita, impegnandosi nella campagna referendaria.

Pubblichiamo di seguito il testo della "Dichiarazione di intenti" che Vittoria Franco ha presentato alla Conferenza nazionale delle Democratiche di Sinistra il 26 gennaio 2007

Dichiarazione di intenti
di Vittoria Franco


Devo confessare che vivo ancora con sorpresa l'essere con voi oggi a fare un discorso di intenti per un ruolo di tanto rilievo.

Potrei dire che ho accettato di candidarmi per spirito di servizio.

Ho accettato anche per questo, certo, ma non solo per questo.

L'ho fatto soprattutto per passione.

Occuparmi di politica e di cultura femminile ha sempre rappresentato una mia militanza parallela, anche quando l'interesse principale riguardava altro.

Sono arrivata alla politica attratta dai movimenti femminili, per desiderio di emancipazione e libertà. E la rivoluzione concettuale, culturale, che le donne hanno compiuto negli anni '70 e '80 ha ispirato una parte importante anche della mia attività di ricerca e di studio. Sono state le donne a rivestire di significati nuovi i concetti di libertà e responsabilità.

Ma ho accettato anche perché - e questo aspetto è forse quello più importante - nel percorso che ha portato alla mia candidatura si è esercitata al massimo l'autonomia delle donne, la capacità di direzione delle compagne che hanno tenuto in mano le fila, insieme con le coordinatrici regionali.

Ho visto in loro una grande determinazione e il desiderio di esserci, di fare, di essere protagoniste in questa fase di grandi cambiamenti.

Questa autonomia e questa responsabilità hanno confermato che le donne nel nostro Partito sanno essere classe dirigente, perché hanno un radicamento vero nei territori e nella società grazie anche all'attività irrinunciabile delle nostre coordinatrici regionali e provinciali tante di loro giovanissime.

Voglio ringraziarle tutte queste compagne, a partire da Barbara Pollastrini, che negli anni ha promosso e sollecitato politiche nuove.

CONTESTO
Mi rendo conto che non è una facile successione.
Non è facile perché c'è da gestire un'eredità importante, ma non è facile anche perché siamo nel pieno di una fase delicatissima per il nostro partito, per il governo e per il futuro del Paese. Una fase complessa nella quale si intrecciano numerose novità:

1.siamo forza di governo e ci battiamo perché il governo promuova e realizzi una grande opera di modernizzazione e di crescita nell'equità;

2.siamo nel pieno della costruzione di una nuova forza politica che unisca culture riformatrici che si richiamano a tradizioni diverse;

3.abbiamo a che fare con temi nuovi con rilevantissime implicazioni etiche, che richiedono soluzioni legislative che rispettino il pluralismo e la laicità.

Quale può essere il ruolo delle donne in tutti questi processi che si sono messi in moto?

E ancora: come si dà risposta al desiderio di protagonismo soprattutto delle giovani donne, che ci chiedono di cambiare perché le donne e la società stanno cambiando sotto i nostri occhi? Che ci chiedono di soddisfare il loro desiderio di affermarsi nel lavoro, di investire su se stesse, di poter conciliare meglio carriera e famiglia?
La politica non può non tener conto di questo cambiamento epocale delle donne, non può non offrire soluzioni, non può restare indifferente alle aspirazioni sempre più diffuse delle giovani, che vogliono essere giudicate in base al merito e avere eguali opportunità, si tratti della ricerca, della libera professione, dell'imprenditoria, della cultura o del pubblico impiego.

In cima ai pensieri delle famiglie c'è il problema del lavoro e del futuro dei giovani. E siamo tutti consapevoli del fatto che quando si tratta di giovani donne, i problemi sono moltiplicati per 10, soprattutto per il diffondersi della precarietà. Non è un mistero per nessuno che la maternità sia ancora un handicap per l'affermazione della libertà femminile.

Se libertà è possibilità di dare realtà ai propri progetti di vita, le donne trovano maggiori ostacoli nell'affermazione del loro desiderio di libertà e di affermazione. Basti pensare che 1 giovane donna su 5 è costretta a lasciare il lavoro quando nasce il primo figlio, che nel Sud le donne rinunciano anche a iscriversi nelle liste di collocamento perché ritengono improbabile trovare un lavoro!

Le ragazze oggi sono più scolarizzate e si laureano in maggior numero, ma restano indietro sul mercato del lavoro e nella carriera.

LAVORO E MERITO
Nel suo discorso di fine anno il Presidente Napolitano ci ha richiamati tutti - e non era la prima volta - sulla necessità di non disperdere le straordinarie risorse femminili di cui il Paese dispone, facendo esempi concreti.
La politica e il Governo, noi, abbiamo il dovere di raccogliere quell'appello e accelerare i tempi.

Valorizzare i talenti femminili è non soltanto una questione di "giustizia di genere", ma costituisce una necessità per il Paese, per non essere o diventare un paese arretrato.

Se la società della conoscenza è una società che si fonda sul merito come criterio di selezione, le donne devono essere messe nelle condizioni di competere e di poter dare il meglio di sé, di scegliere, senza dover rinunciare o alla maternità o alla carriera. Anche questa è la moderna libertà delle donne.

Sono necessarie efficaci politiche di conciliazione, di educazione alla cultura della cooperazione nella cura all'interno della famiglia, che coinvolga di più gli uomini. C'è bisogno di più servizi di qualità, di strutture per l'infanzia, di asili nido come servizi educativi (l'asse della nostra proposta di iniziativa popolare, frutto di un importante lavoro della Consulta Gianni Rodari, che ha mobilitato migliaia di cittadini e che dovremo riprendere insieme con Anna Serafini); c'è bisogno di un sostegno serio alla non autosufficienza, di una maggiore flessibilità nei tempi di lavoro per uomini e donne.

Le statistiche ci dicono che dove c'è maggiore e migliore occupazione, si registra anche un più alto tasso di fecondità e di natalità, perché la famiglia è più serena e più disponibile ad affrontare la genitorialità.

Sono queste le precondizioni per politiche di pari opportunità. Sosterremo le proposte di Barbara che andranno in questo senso.

I provvedimenti a favore delle donne, previsti nella finanziaria, sono importanti, ma sono solo un primo inizio. Occorre ancora raggiungere l'obiettivo di superare la discriminazione salariale e favorire politiche pubbliche più efficaci.

Le donne ci chiedono sempre più insistentemente di stringere patti di lunga durata con la politica. Sono le donne delle professioni, dell'imprenditoria, dell'informazione, della cultura; sono quelle stesse giovani che ci chiedono che la flessibilità del lavoro non diventi precarietà e rinuncia a scelte importanti di vita. A loro dobbiamo una risposta, anche all’insegna del patto fra generazioni e fra i generi.

EMPOWERMENT E MAINSTREAMING
L'Italia si conferma così uno dei paesi europei con le maggiori disparità fra uomini e donne soprattutto per quanto riguarda lavoro e politica; uno dei paesi più indietro nell'attuazione dei due principi strategici della Conferenza di Pechino nel 1995, racchiusi nelle due parole chiave: empowerment e mainstreaming. Occorre dare gambe più solide a questi due pilastri.

Empowerment nel senso di riconoscimento e attribuzione di potere e di fiducia alle donne in tutte le realtà e in tutte le sfere di attività, dal lavoro al sociale alla politica.

Mainstreaming, portare tutti questi problemi al centro dell'agenda politica. Questa è la nostra aspirazione. E non per rivendicazionismo fine a se stesso, ma perché la modernità di un paese, compresa la capacità di costruire l'economia della conoscenza, si misura anche da questo, da quanto sa valorizzare le energie femminili, i saperi e le competenze delle donne.

Per crescere, il paese ha bisogno delle donne, le donne hanno bisogno di sviluppo – sviluppo compatibile - e di più politiche pubbliche.

E' interessante - e da prendere sul serio - l'indagine del forum economico mondiale, che rileva come i Paesi con minore differenziale di genere, cioè con minori disparità, siano quelli che hanno migliori performance economiche e maggiori capacità competitive.

E si valuta che l'ingresso delle donne sul mercato genererebbe un incremento notevole del PIL.

Ecco perché le politiche di conciliazione diventano cruciali, come diventa importante la riforma della pubblica amministrazione, capace di erogare servizi più efficienti, giacché questo significa dare una spinta in più alla crescita.

IL PARTITO DEMOCRATICO
Se guardo al processo di costruzione del nuovo Partito democratico, che abbiamo avviato, ne colgo la necessità proprio nell'urgenza di uscire da un immobilismo che comporta uno spreco non più sostenibile di talenti giovanili e femminili. Esempio ne sia lo scarso investimento nella crescita di sapere e innovazione tecnologica. Se abbiamo difficoltà a compiere questo salto, non è tanto per una debolezza di cultura politica, quanto soprattutto per carenza di strumenti politici efficaci e adeguati. Dobbiamo uscire da una condizione di scarsità dell'efficacia politica. Se sapremo lavorare bene, se lo faremo con apertura, il PD potrà costituire un’innovazione di portata storica sulla scena della politica italiana.
È un’impresa che richiede coraggio, che comporta anche dei rischi, ma potrà diventare lo strumento più efficace per dare nuovo vigore alla politica e alle politiche di modernizzazione e portarci fuori dal lungo, troppo lungo, tunnel della transizione istituzionale.


LAICITÀ E MODERNIZZAZIONE
Anche il nostro timone strategico dovrà essere - io credo - la modernizzazione del Paese.

È la modernità che ha creato il terreno favorevole ai diritti delle donne, è nella modernizzazione che si possono espandere libertà, diritti, eguali opportunità.

Non c'è modernizzazione se non c'è la capacità di tenere il passo delle nuove domande civili, sociali, etiche: è la laicità che consente la società aperta.

La storia delle donne insegna che quando diminuisce il tasso di laicità, si restringe anche la sfera dei diritti o la possibilità di espanderla. Ecco perché siamo gelose della laicità.

Laicità è autonomia della politica, laicità delle istituzioni; non è indifferenza ai valori, non è relativismo etico: è la condizione del pluralismo religioso, culturale, etico. È la condizione della possibilità del confronto democratico fra posizioni diverse e fra diverse concezioni del bene.

Stiamo vivendo un momento difficile per la laicità, dovuto a ragioni che attengono ai processi di cambiamento nella geografia politica, al fatto che abbiamo a che fare con fenomeni migratori che hanno fatto crescere in poco tempo i problemi legati al multiculturalismo e alle differenze religiose ma dovuto anche al fatto che siamo arrivati ad affrontare problemi con implicazioni etiche in ritardo rispetto ad altri paesi. Abbiamo tardato a capire che la bioetica ha bisogno di norme e regole e che non è un oggetto estraneo alla politica.

Questo ritardo ha creato un vero e proprio stato di emergenza etica che favorisce contrapposizioni ideologiche: il caso recente di Welby su eutanasia e testamento biologico, prima la ricerca sulle cellule staminali embrionali, la fecondazione assistita, le unioni civili, i simboli religiosi.

Dobbiamo uscire dalla condizione di emergenza facendo leggi umane, civili, rispettose della dignità e dei diritti fondamentali degli individui: leggi che rispecchino le nuove sensibilità e i nuovi costumi. Sappiamo ormai da qualche tempo che fra il 70 e l'80% dei cattolici approva le unioni anche fra persone dello stesso sesso. La politica non può essere troppi passi indietro rispetto alla sensibilità diffusa nell'opinione pubblica, soprattutto quando si tratta di riconoscere il diritto costituzionale alla non discriminazione.

Se teniamo ferma la barra dell'autonomia della politica e della laicità delle istituzioni, sarà meno difficile trovare punti di mediazione, nella trasparenza dei percorsi e dei punti di partenza. Non solo, ma sarà più serena una discussione, che è necessaria, su come le nuove frontiere della vita e della morte, della nascita attraverso le tecnologie riproduttive, chiamino sempre di più in causa il senso della responsabilità e del limite.

Non possiamo sottovalutare la preoccupazione di tante fra noi sul rischio che nell'incontro fra la diverse tradizioni politiche la cultura femminile – che si è costruita sulla libertà e la laicità - e la forza che negli anni abbiamo creato nel nostro Partito possano appannarsi fino a scomparire.

Noi lavoreremo affinché questa forza sia moltiplicata, parlando alle donne italiane e alle famiglie, perché vogliamo contribuire a determinare l'agenda del nuovo Partito, perché vogliamo che la nostra cultura di libertà entri nel nuovo partito democratico e, soprattutto, che il suo programma preveda politiche conseguenti.

Per quanto ci riguarda, portare la forza delle donne nel partito democratico significa portarvi una diffusa, profonda cultura di laicità, di tolleranza, di diritti civili e di responsabilità.

RAPPRESENTANZA ISTITUZIONALE
Abbiamo anche un altro dovere: quello di colmare la discrepanza che ancora esiste, ed è grande, fra protagonismo sociale delle donne e rappresentanza politica e istituzionale.

Nella scorsa legislatura noi abbiamo cambiato l'art. 51 della Costituzione proprio per dare copertura costituzionale a una legge sulle quote, ma niente è successo.

Personalmente, credo che sia stato un errore, anche sul piano simbolico, non sostenere, sia pure con delle riserve, la legge Prestigiacomo, che era sicuramente ridotta al minimo, ma avrebbe costituito un passo avanti. Ora quel passo tocca a noi farlo e tocca farlo più lungo, perché - nonostante che alle ultime elezioni politiche la presenza delle donne in Parlamento sia aumentata - siamo ancora ben lontane dal 33% che ci chiede l'Europa.

Non potrà passare una nuova legge di riforma elettorale se non contiene la norma sul riequilibrio della rappresentanza. Dico di più: che l’assunzione di questa norma dovrà essere uno dei criteri che presiedono alla scelta del modello. È evidente che, se si scegliesse di reintrodurre le preferenze, difficilmente quella norma potrebbe avere efficacia.

Di fronte ai paesi nei quali una donna è arrivata a diventare capo di Stato o primo ministro, come Michelle Bachelet e Angela Merkel, o dove sono in campo candidature femminili vincenti, come Ségoléne Royale e Hillary Clinton, la nostra arretratezza appare ancora più grande.
Per noi è una questione di riconoscimento della cittadinanza politica delle donne e di concezione della democrazia come opera cooperativa di uomini e donne, come ci ha insegnato Luce Irigaray, ma come ha sostenuto – e voglio qui farla questa citazione, perché può esserci di aiuto anche nelle discussioni attuali e perché costituisce un momento importante nella complicata storia dei rapporti fra la Chiesa e le donne - Giovanni Paolo II nella Lettera alle donne nel 1995, in occasione della Conferenza di Pechino: “E’ urgente ottenere dappertutto l’effettiva eguaglianza dei diritti (….), uguaglianza fra i coniugi nel diritto di famiglia, il riconoscimento di tutto quanto è legato ai diritti e ai doveri del cittadino in regime democratico. Si tratta di un atto di giustizia, ma anche di una necessità. I gravi problemi sul tappeto vedranno, nella politica del futuro, sempre maggiormente coinvolta la donna”.

RIFORMA DELLA POLITICA
C'è un altro grande tema sul tappeto, che noi sentiamo molto: anche su questo il presidente della Repubblica nel suo discorso di fine anno ha richiamata l'attenzione di tutti: il rinnovamento della politica, la ricostruzione di un'etica pubblica intorno al principio del primato del bene generale. Le donne possono dare un contributo enorme alla riforma della politica, non fosse che perché fare politica alle donne costa molto di più in termini di fatica, di possibilità di conciliare i tempi di vita e perché il rapporto delle donne con il potere - personalmente ne sono convinta - è oggettivamente diverso. Le donne desiderano il potere ma non ne fanno l'oggetto esclusivo a scapito delle relazioni.

Parlando delle qualità del politico, Max Weber in una famosa conferenza sulla "politica come professione", ne indica tre: la passione, la lungimiranza, la responsabilità. La passione è quella molla che anima milioni di persone nell'impegno civile e politico. La responsabilità deriva dal fatto che il politico dispone del potere e del privilegio di mettere le mani negli ingranaggi della storia. A queste qualità dovremmo aggiungerne almeno altre due: il coraggio e la generosità.

Il coraggio di scegliere, di produrre cambiamenti e, quando è il caso, anche cesure.

Mentre la generosità - se ci pensiamo bene - dovrebbe essere l'essenza della politica: perché vuol dire mettere il bene comune al centro, fare spazio agli altri, essere accoglienti, inclusivi: promuovere, riconoscere dignità, produrre cittadinanza.

ORGANIZZAZIONE
Cosa deve essere il coordinamento?

Il coordinamento è innanzitutto il luogo dell'autonomia delle donne, autonomia di elaborazione e di proposta. È il luogo della costruzione della forza, non il luogo della separatezza.

Ma è anche uno dei luoghi dell'empowerment interno per favorire la promozione e la valorizzazione delle compagne che nelle Regioni e nei territori sono impegnate in prima fila, farle sentire parte importante della classe dirigente del Paese, protagoniste del cambiamento.

Vorrei organizzare un lavoro basato sullo scambio fra regioni e città, uno scambio fra esperienze diverse, con l'impegno di ricostruire luoghi e forza delle donne in quei territori nei quali il Partito è più debole, come al Sud.
Il coordinamento nazionale deve essere il luogo della formazione di un pensiero condiviso, ma Roma deve diventare soprattutto luogo di passaggio, per uscire dal confine della propria regione o città e andare anche altrove, per misurarsi con le situazioni diverse: per uscire da una condizione che può apparire, e spesso è, di solitudine, di isolamento.

Solo così si cresce nella formazione politica e si afferma una direzione collegiale e plurale.

Se i problemi che dobbiamo affrontare sono della portata di quelli che elencavo prima e se vogliamo ottenere qualche risultato positivo, alla collegialità della direzione e delle scelte non c'è alternativa. Insieme faremo un piano di lavoro a breve e più lungo termine.

È necessario sperimentare forme organizzative più efficaci, usando anche le nuove tecnologie, per costruire un filo più forte e interattivo fra e con le donne delle istituzioni, del Governo e delle amministrazioni locali.

Alle nostre Ministre, Giovanna Melandri, Barbara Pollastrini, Livia Turco, alle compagne con incarichi di governo in ministeri cruciali, come l'innovazione, tecnologica, la sicurezza, la famiglia, il welfare, l’istruzione garantiamo tutto il nostro convinto sostegno.
Il coordinamento sarà il luogo del confronto con le parlamentari; sono sicura che le elaborazioni comuni renderanno meno gravoso il lavoro legislativo su temi difficili, che vedono in prima fila 2 nostre compagne ai vertici dei Gruppi parlamentari dell'Ulivo come la Presidente Anna Finocchiaro e Marina Sereni, vicepresidente del Gruppo della Camera.

A tutte loro dico: vogliamo essere vostre interlocutrici, riconosciamo il valore della cooperazione. Sono convinta che ne conseguirà un rafforzamento reciproco.
Lo stesso faremo con le nostre compagne che operano nelle giunte locali, nelle regioni, nelle commissioni pari opportunità.

Queste nostre amministratrici, tante donne sindaco, costituiscono un patrimonio prezioso di competenza, di energia politica, di innovazione e di concretezza che dobbiamo valorizzare di più mettendolo a disposizione di tutte noi e di tutto il partito, del nuovo che stiamo costruendo.

Siamo ricchi di un'intellettualità femminile di prima grandezza: ricercatrici, studiose, docenti. Dobbiamo riuscire a tenere dentro la nostra rete di relazioni anche loro, attivando interscambi con gli istituti culturali della nostra area politica, con le università e gli enti di ricerca.

Negli anni '80 ricordo un efficace slogan che ci ha accompagnato, era Livia Turco responsabile: "dalle donne la forza delle donne". Trovo quello slogan ancora di grande attualità. Non per amore di separatismo, superato dai fatti, ma per dare forza alle azioni di mainstreaming, per incidere sull'agenda politica, perché è in questo passaggio ancora l'ostacolo più grande.

Dobbiamo riuscire a realizzare un mainstreaming attivo, concreto anche nella forma della nostra organizzazione: proporrò che in ognuno dei Dipartimenti di attività del Partito sia presente una compagna con un preciso mandato, attivando, se necessario, forze e competenze anche esterne.
E' un modo per cambiare una concezione delle pari opportunità come rivendicazione separata e per stare invece in tutti i luoghi nei quali si producono decisioni e progetti.

Dobbiamo creare, far emergere tutta la nostra forza riformatrice.

Il coordinamento è anche il luogo dello scambio fra generazioni. Le donne della mia generazione sono quelle della rivoluzione femminile degli anni '60 e 70, della liberazione, delle conquiste di diritti civili fondamentali.
Le giovani donne chiedono alla politica altro, parlano altri linguaggi, esigono cose diverse da quello che hanno già.

Il coordinamento è, inoltre, il luogo in cui si esprime il pluralismo delle sensibilità che esistono al nostro interno.
Conb le compagne della sinistra abbiamo condiviso percorsi importanti. So che si è creato un po' di insoddisfazione per come è stato tracciato il percorso che ha portato a questa conferenza. Ringrazio Katia Zanotti di avermene parlato con franchezza.

Ma a loro posso dire che, se sarò eletta, potremo riprendere insieme il cammino della elaborazione comune, del progetto, nel rispetto anche delle differenze che fra noi esistono, ma che sui temi che ci riguardano possono trovare più facile ricomposizione. Le donne possono davvero svolgere una positiva funzione unitaria.

Una compagna dell'associazione Anna Lindh mi ha suggerito una bella definizione: Il coordinamento deve essere la casa di tutte le generazioni e di tutte le sensibilità. L'accolgo in pieno. Anche a loro chiedo e garantisco piena cooperazione.

Il governo del pluralismo sarà la sfida delle prossime settimane, dei prossimi mesi e anni per tutto il Partito e lo sarà anche per noi.

Non possiamo nasconderci che l'incontro con le donne della Margherita richiederà una preparazione adeguata, che vanno avviati percorsi comuni; dovremo affrontare un pluralismo delle forme, delle culture, della concezione della vita. In un documento dei Cristiano sociali, molto interessante, che mi ha fatto avere Marcella Lucidi, c’è una formula che vale anche per noi: dobbiamo passare da un pluralismo competitivo a un pluralismo cooperativo.

Io dico che sarà una sfida bella che affronteremo con la consapevolezza che, se avrà successo, avremo contribuito a costruire un pezzo di storia importante della politica del nostro paese.

Lo facciamo anche questa volta - voglio dirlo con le parole di Hannah Arendt - Lo facciamo "per responsabilità verso il mondo comune".

 


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