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27 Gennaio
2007 Vittoria Franco è la nuova coordinatrice delle democratiche di
sinistra All'interno la
dichiarazione di intenti
Vittoria Franco, senatrice del gruppo
dell'Ulivo e presidente della commissione Cultura del Senato, è la nuova
coordinatrice donne Ds. E' stata eletta nella Conferenza nazionale delle
democratiche di sinistra in corso al Palanord di Bologna e succede a
Barbara Pollastrini, ora ministro delle pari opportunità.
E' stata
eletta per la prima volta al Senato nel collegio di Firenze Mugello nel
2001. Nata il 20 luglio 1949 a Roseto Capo Spulico, in provincia di
Cosenza, si è laureata in filosofia all'Università di Roma e si è poi
specializzata alla Scuola normale superiore di Pisa. E' sposata con il
matematico Paolo De Bartolomeis dal 1978. Docente di filosofia alla Scuola
Normale Superiore di Pisa, fino all'elezione in Parlamento ha insegnato
Storia delle dottrine politiche.
Al momento della candidatura in
Parlamento era presidente dell'Istituto Gramsci toscano, che ha presieduto
per 7 anni. Dopo l'ultimo congresso della Quercia, è stata chiamata da
Piero Fassino a far parte della segreteria dei Democratici di Sinistra in
qualità di responsabile nazionale per la Cultura, incarico che ha
ricoperto fino all'inizio di questa legislatura. In quella veste ha
coordinato il gruppo di lavoro per il programma dell'Unione sui temi della
cultura, dello spettacolo, dello sport e della qualità della vita. Come
parlamentare si è occupata dei temi eticamente sensibili, dei diritti
delle donne, oltre che di scuola, università, ricerca, cultura e
spettacolo. Ha presentato disegni di legge sulle unioni di fatto, sul
cognome della madre, sulla fecondazione assistita, impegnandosi nella
campagna referendaria.
Pubblichiamo di seguito il testo della
"Dichiarazione di intenti" che Vittoria Franco ha presentato alla
Conferenza nazionale delle Democratiche di Sinistra il 26 gennaio
2007
Dichiarazione di intenti di Vittoria
Franco
Devo confessare che vivo ancora con sorpresa l'essere
con voi oggi a fare un discorso di intenti per un ruolo di tanto
rilievo.
Potrei dire che ho accettato di candidarmi per spirito di
servizio.
Ho accettato anche per questo, certo, ma non solo per
questo.
L'ho fatto soprattutto per passione.
Occuparmi di
politica e di cultura femminile ha sempre rappresentato una mia militanza
parallela, anche quando l'interesse principale riguardava
altro.
Sono arrivata alla politica attratta dai movimenti
femminili, per desiderio di emancipazione e libertà. E la rivoluzione
concettuale, culturale, che le donne hanno compiuto negli anni '70 e '80
ha ispirato una parte importante anche della mia attività di ricerca e di
studio. Sono state le donne a rivestire di significati nuovi i concetti di
libertà e responsabilità.
Ma ho accettato anche perché - e questo
aspetto è forse quello più importante - nel percorso che ha portato alla
mia candidatura si è esercitata al massimo l'autonomia delle donne, la
capacità di direzione delle compagne che hanno tenuto in mano le fila,
insieme con le coordinatrici regionali.
Ho visto in loro una grande
determinazione e il desiderio di esserci, di fare, di essere protagoniste
in questa fase di grandi cambiamenti.
Questa autonomia e questa
responsabilità hanno confermato che le donne nel nostro Partito sanno
essere classe dirigente, perché hanno un radicamento vero nei territori e
nella società grazie anche all'attività irrinunciabile delle nostre
coordinatrici regionali e provinciali tante di loro
giovanissime.
Voglio ringraziarle tutte queste compagne, a partire
da Barbara Pollastrini, che negli anni ha promosso e sollecitato politiche
nuove.
CONTESTO Mi rendo conto che non è una facile
successione. Non è facile perché c'è da gestire un'eredità importante,
ma non è facile anche perché siamo nel pieno di una fase delicatissima per
il nostro partito, per il governo e per il futuro del Paese. Una fase
complessa nella quale si intrecciano numerose novità:
1.siamo forza
di governo e ci battiamo perché il governo promuova e realizzi una grande
opera di modernizzazione e di crescita nell'equità;
2.siamo nel
pieno della costruzione di una nuova forza politica che unisca culture
riformatrici che si richiamano a tradizioni diverse;
3.abbiamo a
che fare con temi nuovi con rilevantissime implicazioni etiche, che
richiedono soluzioni legislative che rispettino il pluralismo e la
laicità.
Quale può essere il ruolo delle donne in tutti questi
processi che si sono messi in moto?
E ancora: come si dà risposta
al desiderio di protagonismo soprattutto delle giovani donne, che ci
chiedono di cambiare perché le donne e la società stanno cambiando sotto i
nostri occhi? Che ci chiedono di soddisfare il loro desiderio di
affermarsi nel lavoro, di investire su se stesse, di poter conciliare
meglio carriera e famiglia? La politica non può non tener conto di
questo cambiamento epocale delle donne, non può non offrire soluzioni, non
può restare indifferente alle aspirazioni sempre più diffuse delle
giovani, che vogliono essere giudicate in base al merito e avere eguali
opportunità, si tratti della ricerca, della libera professione,
dell'imprenditoria, della cultura o del pubblico impiego.
In cima
ai pensieri delle famiglie c'è il problema del lavoro e del futuro dei
giovani. E siamo tutti consapevoli del fatto che quando si tratta di
giovani donne, i problemi sono moltiplicati per 10, soprattutto per il
diffondersi della precarietà. Non è un mistero per nessuno che la
maternità sia ancora un handicap per l'affermazione della libertà
femminile.
Se libertà è possibilità di dare realtà ai propri
progetti di vita, le donne trovano maggiori ostacoli nell'affermazione del
loro desiderio di libertà e di affermazione. Basti pensare che 1 giovane
donna su 5 è costretta a lasciare il lavoro quando nasce il primo figlio,
che nel Sud le donne rinunciano anche a iscriversi nelle liste di
collocamento perché ritengono improbabile trovare un lavoro!
Le
ragazze oggi sono più scolarizzate e si laureano in maggior numero, ma
restano indietro sul mercato del lavoro e nella carriera.
LAVORO E MERITO Nel suo discorso di fine anno il
Presidente Napolitano ci ha richiamati tutti - e non era la prima volta -
sulla necessità di non disperdere le straordinarie risorse femminili di
cui il Paese dispone, facendo esempi concreti. La politica e il
Governo, noi, abbiamo il dovere di raccogliere quell'appello e accelerare
i tempi.
Valorizzare i talenti femminili è non soltanto una
questione di "giustizia di genere", ma costituisce una necessità per il
Paese, per non essere o diventare un paese arretrato.
Se la
società della conoscenza è una società che si fonda sul merito come
criterio di selezione, le donne devono essere messe nelle condizioni di
competere e di poter dare il meglio di sé, di scegliere, senza dover
rinunciare o alla maternità o alla carriera. Anche questa è la moderna
libertà delle donne.
Sono necessarie efficaci politiche di
conciliazione, di educazione alla cultura della cooperazione nella cura
all'interno della famiglia, che coinvolga di più gli uomini. C'è bisogno
di più servizi di qualità, di strutture per l'infanzia, di asili nido come
servizi educativi (l'asse della nostra proposta di iniziativa popolare,
frutto di un importante lavoro della Consulta Gianni Rodari, che ha
mobilitato migliaia di cittadini e che dovremo riprendere insieme con Anna
Serafini); c'è bisogno di un sostegno serio alla non autosufficienza, di
una maggiore flessibilità nei tempi di lavoro per uomini e donne.
Le statistiche ci dicono che dove c'è maggiore e migliore
occupazione, si registra anche un più alto tasso di fecondità e di
natalità, perché la famiglia è più serena e più disponibile ad affrontare
la genitorialità.
Sono queste le precondizioni per politiche di
pari opportunità. Sosterremo le proposte di Barbara che andranno in questo
senso.
I provvedimenti a favore delle donne, previsti nella
finanziaria, sono importanti, ma sono solo un primo inizio. Occorre ancora
raggiungere l'obiettivo di superare la discriminazione salariale e
favorire politiche pubbliche più efficaci.
Le donne ci chiedono
sempre più insistentemente di stringere patti di lunga durata con la
politica. Sono le donne delle professioni, dell'imprenditoria,
dell'informazione, della cultura; sono quelle stesse giovani che ci
chiedono che la flessibilità del lavoro non diventi precarietà e rinuncia
a scelte importanti di vita. A loro dobbiamo una risposta, anche
all’insegna del patto fra generazioni e fra i
generi.
EMPOWERMENT E MAINSTREAMING L'Italia si conferma
così uno dei paesi europei con le maggiori disparità fra uomini e donne
soprattutto per quanto riguarda lavoro e politica; uno dei paesi più
indietro nell'attuazione dei due principi strategici della Conferenza di
Pechino nel 1995, racchiusi nelle due parole chiave: empowerment e
mainstreaming. Occorre dare gambe più solide a questi due
pilastri.
Empowerment nel senso di riconoscimento e attribuzione di
potere e di fiducia alle donne in tutte le realtà e in tutte le sfere di
attività, dal lavoro al sociale alla politica.
Mainstreaming,
portare tutti questi problemi al centro dell'agenda politica. Questa è la
nostra aspirazione. E non per rivendicazionismo fine a se stesso, ma
perché la modernità di un paese, compresa la capacità di costruire
l'economia della conoscenza, si misura anche da questo, da quanto sa
valorizzare le energie femminili, i saperi e le competenze delle donne.
Per crescere, il paese ha bisogno delle donne, le donne hanno
bisogno di sviluppo – sviluppo compatibile - e di più politiche pubbliche.
E' interessante - e da prendere sul serio - l'indagine del forum
economico mondiale, che rileva come i Paesi con minore differenziale di
genere, cioè con minori disparità, siano quelli che hanno migliori
performance economiche e maggiori capacità competitive.
E si valuta
che l'ingresso delle donne sul mercato genererebbe un incremento notevole
del PIL.
Ecco perché le politiche di conciliazione diventano
cruciali, come diventa importante la riforma della pubblica
amministrazione, capace di erogare servizi più efficienti, giacché questo
significa dare una spinta in più alla crescita.
IL PARTITO
DEMOCRATICO Se guardo al processo di costruzione del nuovo Partito
democratico, che abbiamo avviato, ne colgo la necessità proprio
nell'urgenza di uscire da un immobilismo che comporta uno spreco non più
sostenibile di talenti giovanili e femminili. Esempio ne sia lo scarso
investimento nella crescita di sapere e innovazione tecnologica. Se
abbiamo difficoltà a compiere questo salto, non è tanto per una debolezza
di cultura politica, quanto soprattutto per carenza di strumenti politici
efficaci e adeguati. Dobbiamo uscire da una condizione di scarsità
dell'efficacia politica. Se sapremo lavorare bene, se lo faremo con
apertura, il PD potrà costituire un’innovazione di portata storica sulla
scena della politica italiana. È un’impresa che richiede coraggio, che
comporta anche dei rischi, ma potrà diventare lo strumento più efficace
per dare nuovo vigore alla politica e alle politiche di modernizzazione e
portarci fuori dal lungo, troppo lungo, tunnel della transizione
istituzionale.
LAICITÀ E MODERNIZZAZIONE Anche il
nostro timone strategico dovrà essere - io credo - la modernizzazione del
Paese.
È la modernità che ha creato il terreno favorevole ai
diritti delle donne, è nella modernizzazione che si possono espandere
libertà, diritti, eguali opportunità.
Non c'è modernizzazione se
non c'è la capacità di tenere il passo delle nuove domande civili,
sociali, etiche: è la laicità che consente la società aperta.
La
storia delle donne insegna che quando diminuisce il tasso di laicità, si
restringe anche la sfera dei diritti o la possibilità di espanderla. Ecco
perché siamo gelose della laicità.
Laicità è autonomia della
politica, laicità delle istituzioni; non è indifferenza ai valori, non è
relativismo etico: è la condizione del pluralismo religioso, culturale,
etico. È la condizione della possibilità del confronto democratico fra
posizioni diverse e fra diverse concezioni del bene.
Stiamo vivendo
un momento difficile per la laicità, dovuto a ragioni che attengono ai
processi di cambiamento nella geografia politica, al fatto che abbiamo a
che fare con fenomeni migratori che hanno fatto crescere in poco tempo i
problemi legati al multiculturalismo e alle differenze religiose ma dovuto
anche al fatto che siamo arrivati ad affrontare problemi con implicazioni
etiche in ritardo rispetto ad altri paesi. Abbiamo tardato a capire che la
bioetica ha bisogno di norme e regole e che non è un oggetto estraneo alla
politica.
Questo ritardo ha creato un vero e proprio stato di
emergenza etica che favorisce contrapposizioni ideologiche: il caso
recente di Welby su eutanasia e testamento biologico, prima la ricerca
sulle cellule staminali embrionali, la fecondazione assistita, le unioni
civili, i simboli religiosi.
Dobbiamo uscire dalla condizione di
emergenza facendo leggi umane, civili, rispettose della dignità e dei
diritti fondamentali degli individui: leggi che rispecchino le nuove
sensibilità e i nuovi costumi. Sappiamo ormai da qualche tempo che fra il
70 e l'80% dei cattolici approva le unioni anche fra persone dello stesso
sesso. La politica non può essere troppi passi indietro rispetto alla
sensibilità diffusa nell'opinione pubblica, soprattutto quando si tratta
di riconoscere il diritto costituzionale alla non
discriminazione.
Se teniamo ferma la barra dell'autonomia della
politica e della laicità delle istituzioni, sarà meno difficile trovare
punti di mediazione, nella trasparenza dei percorsi e dei punti di
partenza. Non solo, ma sarà più serena una discussione, che è necessaria,
su come le nuove frontiere della vita e della morte, della nascita
attraverso le tecnologie riproduttive, chiamino sempre di più in causa il
senso della responsabilità e del limite.
Non possiamo
sottovalutare la preoccupazione di tante fra noi sul rischio che
nell'incontro fra la diverse tradizioni politiche la cultura femminile –
che si è costruita sulla libertà e la laicità - e la forza che negli anni
abbiamo creato nel nostro Partito possano appannarsi fino a
scomparire.
Noi lavoreremo affinché questa forza sia moltiplicata,
parlando alle donne italiane e alle famiglie, perché vogliamo contribuire
a determinare l'agenda del nuovo Partito, perché vogliamo che la nostra
cultura di libertà entri nel nuovo partito democratico e, soprattutto, che
il suo programma preveda politiche conseguenti.
Per quanto ci
riguarda, portare la forza delle donne nel partito democratico significa
portarvi una diffusa, profonda cultura di laicità, di tolleranza, di
diritti civili e di responsabilità.
RAPPRESENTANZA
ISTITUZIONALE Abbiamo anche un altro dovere: quello di colmare la
discrepanza che ancora esiste, ed è grande, fra protagonismo sociale delle
donne e rappresentanza politica e istituzionale.
Nella scorsa
legislatura noi abbiamo cambiato l'art. 51 della Costituzione proprio per
dare copertura costituzionale a una legge sulle quote, ma niente è
successo.
Personalmente, credo che sia stato un errore, anche sul
piano simbolico, non sostenere, sia pure con delle riserve, la legge
Prestigiacomo, che era sicuramente ridotta al minimo, ma avrebbe
costituito un passo avanti. Ora quel passo tocca a noi farlo e tocca farlo
più lungo, perché - nonostante che alle ultime elezioni politiche la
presenza delle donne in Parlamento sia aumentata - siamo ancora ben
lontane dal 33% che ci chiede l'Europa.
Non potrà passare una nuova
legge di riforma elettorale se non contiene la norma sul riequilibrio
della rappresentanza. Dico di più: che l’assunzione di questa norma dovrà
essere uno dei criteri che presiedono alla scelta del modello. È evidente
che, se si scegliesse di reintrodurre le preferenze, difficilmente quella
norma potrebbe avere efficacia.
Di fronte ai paesi nei quali una
donna è arrivata a diventare capo di Stato o primo ministro, come Michelle
Bachelet e Angela Merkel, o dove sono in campo candidature femminili
vincenti, come Ségoléne Royale e Hillary Clinton, la nostra arretratezza
appare ancora più grande. Per noi è una questione di riconoscimento
della cittadinanza politica delle donne e di concezione della democrazia
come opera cooperativa di uomini e donne, come ci ha insegnato Luce
Irigaray, ma come ha sostenuto – e voglio qui farla questa citazione,
perché può esserci di aiuto anche nelle discussioni attuali e perché
costituisce un momento importante nella complicata storia dei rapporti fra
la Chiesa e le donne - Giovanni Paolo II nella Lettera alle donne nel
1995, in occasione della Conferenza di Pechino: “E’ urgente ottenere
dappertutto l’effettiva eguaglianza dei diritti (….), uguaglianza fra i
coniugi nel diritto di famiglia, il riconoscimento di tutto quanto è
legato ai diritti e ai doveri del cittadino in regime democratico. Si
tratta di un atto di giustizia, ma anche di una necessità. I gravi
problemi sul tappeto vedranno, nella politica del futuro, sempre
maggiormente coinvolta la donna”.
RIFORMA DELLA
POLITICA C'è un altro grande tema sul tappeto, che noi sentiamo
molto: anche su questo il presidente della Repubblica nel suo discorso di
fine anno ha richiamata l'attenzione di tutti: il rinnovamento della
politica, la ricostruzione di un'etica pubblica intorno al principio del
primato del bene generale. Le donne possono dare un contributo enorme alla
riforma della politica, non fosse che perché fare politica alle donne
costa molto di più in termini di fatica, di possibilità di conciliare i
tempi di vita e perché il rapporto delle donne con il potere -
personalmente ne sono convinta - è oggettivamente diverso. Le donne
desiderano il potere ma non ne fanno l'oggetto esclusivo a scapito delle
relazioni.
Parlando delle qualità del politico, Max Weber in una
famosa conferenza sulla "politica come professione", ne indica tre: la
passione, la lungimiranza, la responsabilità. La passione è quella molla
che anima milioni di persone nell'impegno civile e politico. La
responsabilità deriva dal fatto che il politico dispone del potere e del
privilegio di mettere le mani negli ingranaggi della storia. A queste
qualità dovremmo aggiungerne almeno altre due: il coraggio e la
generosità.
Il coraggio di scegliere, di produrre cambiamenti e,
quando è il caso, anche cesure.
Mentre la generosità - se ci
pensiamo bene - dovrebbe essere l'essenza della politica: perché vuol dire
mettere il bene comune al centro, fare spazio agli altri, essere
accoglienti, inclusivi: promuovere, riconoscere dignità, produrre
cittadinanza.
ORGANIZZAZIONE Cosa deve essere il
coordinamento?
Il coordinamento è innanzitutto il luogo
dell'autonomia delle donne, autonomia di elaborazione e di proposta. È il
luogo della costruzione della forza, non il luogo della separatezza.
Ma è anche uno dei luoghi dell'empowerment interno per favorire la
promozione e la valorizzazione delle compagne che nelle Regioni e nei
territori sono impegnate in prima fila, farle sentire parte importante
della classe dirigente del Paese, protagoniste del
cambiamento.
Vorrei organizzare un lavoro basato sullo scambio fra
regioni e città, uno scambio fra esperienze diverse, con l'impegno di
ricostruire luoghi e forza delle donne in quei territori nei quali il
Partito è più debole, come al Sud. Il coordinamento nazionale deve
essere il luogo della formazione di un pensiero condiviso, ma Roma deve
diventare soprattutto luogo di passaggio, per uscire dal confine della
propria regione o città e andare anche altrove, per misurarsi con le
situazioni diverse: per uscire da una condizione che può apparire, e
spesso è, di solitudine, di isolamento.
Solo così si cresce nella
formazione politica e si afferma una direzione collegiale e
plurale.
Se i problemi che dobbiamo affrontare sono della portata
di quelli che elencavo prima e se vogliamo ottenere qualche risultato
positivo, alla collegialità della direzione e delle scelte non c'è
alternativa. Insieme faremo un piano di lavoro a breve e più lungo
termine.
È necessario sperimentare forme organizzative più
efficaci, usando anche le nuove tecnologie, per costruire un filo più
forte e interattivo fra e con le donne delle istituzioni, del Governo e
delle amministrazioni locali.
Alle nostre Ministre, Giovanna
Melandri, Barbara Pollastrini, Livia Turco, alle compagne con incarichi di
governo in ministeri cruciali, come l'innovazione, tecnologica, la
sicurezza, la famiglia, il welfare, l’istruzione garantiamo tutto il
nostro convinto sostegno. Il coordinamento sarà il luogo del confronto
con le parlamentari; sono sicura che le elaborazioni comuni renderanno
meno gravoso il lavoro legislativo su temi difficili, che vedono in prima
fila 2 nostre compagne ai vertici dei Gruppi parlamentari dell'Ulivo come
la Presidente Anna Finocchiaro e Marina Sereni, vicepresidente del Gruppo
della Camera.
A tutte loro dico: vogliamo essere vostre
interlocutrici, riconosciamo il valore della cooperazione. Sono convinta
che ne conseguirà un rafforzamento reciproco. Lo stesso faremo con le
nostre compagne che operano nelle giunte locali, nelle regioni, nelle
commissioni pari opportunità.
Queste nostre amministratrici, tante
donne sindaco, costituiscono un patrimonio prezioso di competenza, di
energia politica, di innovazione e di concretezza che dobbiamo valorizzare
di più mettendolo a disposizione di tutte noi e di tutto il partito, del
nuovo che stiamo costruendo.
Siamo ricchi di un'intellettualità
femminile di prima grandezza: ricercatrici, studiose, docenti. Dobbiamo
riuscire a tenere dentro la nostra rete di relazioni anche loro, attivando
interscambi con gli istituti culturali della nostra area politica, con le
università e gli enti di ricerca.
Negli anni '80 ricordo un
efficace slogan che ci ha accompagnato, era Livia Turco responsabile:
"dalle donne la forza delle donne". Trovo quello slogan ancora di grande
attualità. Non per amore di separatismo, superato dai fatti, ma per dare
forza alle azioni di mainstreaming, per incidere sull'agenda politica,
perché è in questo passaggio ancora l'ostacolo più grande.
Dobbiamo
riuscire a realizzare un mainstreaming attivo, concreto anche nella forma
della nostra organizzazione: proporrò che in ognuno dei Dipartimenti di
attività del Partito sia presente una compagna con un preciso mandato,
attivando, se necessario, forze e competenze anche esterne. E' un modo
per cambiare una concezione delle pari opportunità come rivendicazione
separata e per stare invece in tutti i luoghi nei quali si producono
decisioni e progetti.
Dobbiamo creare, far emergere tutta la nostra
forza riformatrice.
Il coordinamento è anche il luogo dello scambio
fra generazioni. Le donne della mia generazione sono quelle della
rivoluzione femminile degli anni '60 e 70, della liberazione, delle
conquiste di diritti civili fondamentali. Le giovani donne chiedono
alla politica altro, parlano altri linguaggi, esigono cose diverse da
quello che hanno già.
Il coordinamento è, inoltre, il luogo in cui
si esprime il pluralismo delle sensibilità che esistono al nostro
interno. Conb le compagne della sinistra abbiamo condiviso percorsi
importanti. So che si è creato un po' di insoddisfazione per come è stato
tracciato il percorso che ha portato a questa conferenza. Ringrazio Katia
Zanotti di avermene parlato con franchezza.
Ma a loro posso dire
che, se sarò eletta, potremo riprendere insieme il cammino della
elaborazione comune, del progetto, nel rispetto anche delle differenze che
fra noi esistono, ma che sui temi che ci riguardano possono trovare più
facile ricomposizione. Le donne possono davvero svolgere una positiva
funzione unitaria.
Una compagna dell'associazione Anna Lindh mi ha
suggerito una bella definizione: Il coordinamento deve essere la casa di
tutte le generazioni e di tutte le sensibilità. L'accolgo in pieno. Anche
a loro chiedo e garantisco piena cooperazione.
Il governo del
pluralismo sarà la sfida delle prossime settimane, dei prossimi mesi e
anni per tutto il Partito e lo sarà anche per noi.
Non possiamo
nasconderci che l'incontro con le donne della Margherita richiederà una
preparazione adeguata, che vanno avviati percorsi comuni; dovremo
affrontare un pluralismo delle forme, delle culture, della concezione
della vita. In un documento dei Cristiano sociali, molto interessante, che
mi ha fatto avere Marcella Lucidi, c’è una formula che vale anche per noi:
dobbiamo passare da un pluralismo competitivo a un pluralismo
cooperativo.
Io dico che sarà una sfida bella che affronteremo con
la consapevolezza che, se avrà successo, avremo contribuito a costruire un
pezzo di storia importante della politica del nostro paese.
Lo
facciamo anche questa volta - voglio dirlo con le parole di Hannah Arendt
- Lo facciamo "per responsabilità verso il mondo comune".
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